Pacco Fake Factum

di Fabio De Propris

Il pacco è un involucro – spesso di cartone, talvolta di plastica, di legno, di metallo – che protegge qualcosa di prezioso, di fragile, di scomodo da trasportare. Quasi tutte le cose vengono impacchettate dal luogo di produzione a quello di vendita, e dal luogo di vendita verso quello di destinazione.

Un pacco deve valere meno di ciò che contiene. Questa è una regola universale. La prima regola dell’arte del pacco. L’involucro vile può bagnarsi, rompersi, piegarsi, sporcarsi. Il contenuto no. Il cartone del pacco può arrivare a destinazione molto malridotto, ma nessuno se ne lamenta se il contenuto è salvo.

Il messaggio del pacco è questo: voi mi vedete squadrato, vile, ingombrante; ma se sono chiuso, io contengo qualcosa che vale. Non sapete cosa contengo, ma sapete per certo che dentro di me c’è qualcosa che vale più di me. E dunque io vi faccio sognare. Posso contenere un libro, un vestito, una collana di diamanti, una droga potentissima, un organo vitale, chissà cosa. Più appaio vile, più meraviglioso può essere l’oggetto che nascondo.

Il pacco che non contiene niente, ovvero che contiene qualcosa che neanche vale il pacco stesso (qualcosa deve pur contenere: qualcosa di pesante, come un mattone, carta straccia, sassi che facciano pensare appunto a un contenuto “di peso”) è un pacco trascendentale, un pacco che è la quintessenza del proprio essere, è un puro simbolo. Il pacco fa sognare. Qualunque pacco fa sognare. Quello che non contiene alcunché di valore è pura potenza: allude a un contenuto prezioso, ma questa allusione è vuota. Tuttavia un pacco che nasconde carta straccia e sassi fa sognare quanto un pacco che contiene una collana di diamanti. Ha lo stesso potere. Il suo vile cartone sprigiona in sé e per sé il potere di evocare qualunque valore, anche il più alto, purché materiale.

Foto copyleft rielaborata da Vincenzo Gentile

Pacchi finti se ne sono confezionati a milioni e continuano a essere confezionati. A milioni pacchi vili vengono comprati nella speranza che contengano oggetti di valore superiore al prezzo pagato e milioni di volte segue la disillusione, la stizza per essere stati raggirati. Ancora non abbiamo imparato? No. Penso che non impareremo mai. Un pacco è un fake, cioè – seguendo una delle possibili etimologie della parola fake – un factum, un fatto, un artefatto, un artificio, una finzione, insomma il frutto dell’arte, dell’artigianato, della tecnica di qualcuno. Per fare un pacco è necessario una certa cura. Diciamolo pure: un certo amore. Un pacco è l’amorevole protezione del suo prezioso contenuto.

Sappiamo benissimo che questo amore significato dal pacco può essere finto. E tanto più nella vita avremo sperimentato delusioni di ogni genere, tanto più lo sapremo. Ma, al tempo stesso, con tanta maggior forza vorremo essere risarciti. Compreremo il pacco nella speranza che contenga qualcosa di enorme valore, qualcosa che da sola risarcisca in una volta sola tutte le delusioni del passato. A ogni pacco che si sarà rivelato finto, aggiungeremo un motivo per cadere un’altra volta nel raggiro. Perché nel pacco – proprio nel pacco finto – quello che cerchiamo è un segno del destino. Tutti gli altri vengono raggirati, io invece no: per un’incomprensibile preferenza del destino nei miei confronti, là dove gli altri sono ingannati, io apro il pacco e trovo la collana di diamanti, il biglietto vincente, la lampada di Aladino.

Cadiamo nell’illusione del pacco finto perché vogliamo la prova di essere amati metafisicamente dal destino (il privilegio “di figlio unico o prediletto”, scriveva Saba in Scorciatoie e raccontini).

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2 risposte su “Pacco Fake Factum”

Molto, molto bello e originale questo tuo scritto. Stupendo, poi, il pacco trascendentale (distorsione professionale); chissà forse si potrebbe parlare anche di pacco empirico! Comunque, complimenti, mi è piaciuto molto
Manfredi

Grazie, Manfredi.
Se vuoi contribuire con una riflessione sul pacco empirico, la FAbbrica è pronta ad accoglierla.
Una prospettiva ispirata a Hume potrebbe destabilizzarmi, ma mi stimola.

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